domenica 3 giugno 2012

ABBINAMENTO VINO E TAROCCHI - L'IMPERATRICE



L'immagine mostra una donna coronata su un trono le cui colonne vengono simboleggiate da fiamme contorte. Il corpo è girato: torace e braccia sono diretti in avanti, faccia e ventre, invece, sono girati verso sinistra, ossia verso futuro. Il busto forte indica la forza materna e il loto fiorito che tiene nella mano la fecondità.
L'aquila bicipite è il simbolo del cambiamento e della rinascita. Il pellicano che nutre i piccoli con il proprio sangue è un segno di infinita dedizione e di amore materno.

Nell'Imperatrice riconosciamo la Grande Madre che sta all'origine di tutte le forme di vita. Ella è la forza infinita della natura, la fonte incessante che mostra il nostro potenziale creativo e la nostra capacità di creare delle novità. Ella rappresenta anche la necessità di sciogliere le vecchie strutture della vita per lasciare spazio a quelle nuove per riuscire a scoprire il mistero della vita.

Nell'ambito lavorativo questa carta significa che ci troviamo in una fase nella quale vengono liberate grandi energie. La carta significa anche la volontà di cambiare, rinnovare, crescere e impegnarsi in altri rami della vita lavorativa. Sia nel settore materiale, che in quello emotivo, questa carta rafforza la necessità di aprirsi alle influenze esterne, di farsi penetrare dalla loro forza e crearne qualcosa di nuovo.

Nella relazione questa carta significa cambiamenti e innovazioni. Ci possono essere sviluppi generalmente piacevoli, oppure possiamo incontrare il suo aspetto scuro che ci costringe a dare nuove fondamenta ai sentimenti. Anche se, finchè non saranno eliminati tutti i vecchi involucri delle emozioni vuote, l'anima dovrà prima passare attraverso il fuoco. Solo dopo ci sentiremo in grado di creare una nuova base emotiva sulle esperienze del passato e di intraprendere nell'anima un nuovo legame che porti in sè la capacità di cambiamento.


Mi riconosco in questa carta e quindi non posso che abbinarla a uno dei vini che preferisco, il merlot. C’è poi un’altra ragione che scoprirete alla fine, se avrete la pazienza di leggere …

Secondo recenti indagini storiche, pare che questo vitigno sia stato notato per la prima volta in Francia intorno al 1850 alla foce della Garonna, dove i viticoltori nel loro dialetto tra il francese e lo spagnolo, lo chiamavano: “lou seme dou flube”, il seme del fiume.
Il merlot secondo altre ricerche arriva dalla parte atlantica dei Pirenei e deve il suo nome al colore delle bacche simili al colore delle piume del merlo.

In Italia il merlot ci è arrivato al seguito delle truppe napoleoniche che pare portassero le barbatelle di alcuni vitigni francesi per colonizzare il territorio conquistato.
Il merlot è presente in alcune regioni italiane, in Lombardia, in Friuli, in Toscana, nel Lazio,  in Campania e in Sicilia, dove ha ottenuto un successo incredibile, andando a completare la gamma di vini rossi della regione.

Il merlot è un vino dotato di buona versatilità, quando giovane e poco alcolico si può consumare a tutto pasto, in abbinamento a primi piatti con ragù di carne; più invecchiato e strutturato con carni di manzo o cacciagione; ottimo sui formaggi, anche stagionati.

Quando si parla di Merlot non si può dimenticare Château Petrus.


Petrus è l’icona di Pomerol (Bordeaux), probabilmente il rosso che più attrae, conosciuto da appassionati e non, da collezionisti di tutto il mondo, tanto che una bottiglia può costare 2000, 3000, 4000 euro a seconda dell’annata e dalla circostanza.


Certo si potrebbe discutere ore, giornisull’elevatissimo prezzo, se giustificabile o meno in rapporto al valore del vino. Resta il fatto che Petrus è entrato nell’olimpo dei vini quindi sfugge a ogni ragione logica; pensate sia corretto il prezzo di una borsa di Louis Vuitton o un abito di Prada … ?

Chi mi conosce sa bene che non sono avvezza a degustare e parlare di questi vini, bottiglie destinate a portafogli molto ben riforniti e indicate a quelle persone che fanno dell’etichetta un vanto. Però, una volta nella vita, vorrei proprio degustare 'ce vin de femme qui plâit aux hommes' ... da vera imperatrice …


   

lunedì 23 aprile 2012









Viaggiando nel mondo del vino è quasi d’obbligo passare per la Francia. Il nostro itinerario non tocca questa volta le classiche mete della Champagne o del Bordeaux, ma si dirige verso il sud, meno conosciuto ma altrettanto interessante.

La meta è la Languedoc Roussillon e il vino da degustare è il Muscat de Rivesaltes, vin doux naturel.   





Questo vino viene prodotto in novanta comuni dei Pirenei Orientali e nove comuni della regione dell’Aude. La zona di produzione è delimitata a est dal Mediterraneo, a sud dalla Spagna e a ovest dai Pirenei, niente male direi !





I vitigni sono due: il Muscat à Petits Grains e il Muscat d’Alexandrie (meglio conosciuto in Italia come Zibibbo). L’intensità del Moscato d’Alessandria porta aromi di frutti maturi e di rosa. La finezza e la freschezza del Muscat à petit grains porta profumi di frutti esotici, di menta e di limone.


I Muscats giovani hanno un colore oro pallido con degli aromi che ricordano la pesca, il limone, il mango e la menta. Dopo qualche anno, il colore prende dei riflessi ambrati e l’aroma si evolve verso note di miele e albicocca sciroppata.


Se decidiamo di organizzare il nostro tour in questa zona durante l’inverno, possiamo avere la piacevole sorpresa di degustare il Muscat de Noël: è il primo Muscat dell’anno che viene commercializzato a partire dal terzo giovedì di novembre fino alla fine di gennaio. Nel caso dovessimo rimandare il viaggio, dal primo febbraio ci sarà in commercio il resto della produzione.

Vino dolce naturale che cosa vuol dire? Il Muscat de Rivesaltes, come altri vini dolci naturali della zona, è prodotto con un procedimento che è attribuito a Arnau de Vilanova, medico alchimista del XIII secolo : la fermentazione viene bloccata con l’aggiunta di alcool a 96 gradi.

Il titolo alcolometrico di questo vino va dai 15° ai 21°. Per conservare tutti gli aromi di frutta fresca, il Muscat è generalmente imbottigliato abbastanza presto. Può essere poi conservato in cantina e allora il colore diventa ambrato e il gusto aumenta di potenza con l’età.

Lo serviamo come aperitivo, quindi a una temperatura di 6-8 gradi oppure con il dolce, magari con un paio di gradi in più.

E se decidete veramente di partire per degustare sul posto questa delizia, non dimenticatevi di fare un salto a visitare il magico castello di Carcassone.

Buon viaggio e buona degustazione (sempre con moderazione).

domenica 1 aprile 2012

Dall'Europa Orientale ... una fiaba

                                           I TRE CAPELLI D’ORO

Una volta, una notte nera e profonda, una di quelle notti in cui la terra è nera e gli alberi paiono mani rugose e il cielo è di un blu profondo, un vecchio attraversava barcollando un bosco, mezzo accecato dai rami degli alberi che gli graffiavano la faccia. In una mano teneva una piccola lanterna. La candela nella lanterna mandava una luce sempre più fioca. L’uomo aveva lunghi capelli gialli, denti gialli e unghie ricurve e gialle. Era tutto curvo, e la schiena era arrotondata come un sacco di farina. Era tanto segnato dalle rughe che la pelle pendeva in pieghe e falde dal mento, dalle ascelle e dalle anche.
Si afferrava a un albero e poi avanzava un poco, e poi si afferrava a un altro albero e riprendeva il cammino, e così, respirando a fatica e come remando andava avanti nel bosco.
Tutte le ossa dei piedi gli dolevano e bruciavano come fuoco. I gufi sugli alberi stridevano insieme alle sue giunture mentre si spingeva avanti nell’oscurità.
In lontananza si scorgeva una piccola luce tremolante, una casetta, un fuoco, un posto per riposare, e faticosamente si diresse verso quella piccola luce. Quando arrivò alla porta, era così stanco, così esausto; la piccola luce della lanterna si spense e il vecchio crollò contro la porta.
Dentro c’era una vecchia seduta accanto a un bel fuoco raggiante, e gli corse accanto, lo raccolse nelle sue braccia e lo portò accanto al fuoco. Lo tenne tra le braccia come una madre tiene il suo bambino. Si sedette sulla sua sedia a dondolo e lo cullò. Eccoli, il povero fragile vecchio, un mucchietto di ossa, e la forte vecchia che lo cullava avanti e indietro dicendo: “Ecco, ecco”.
E lo cullò per tutta la notte, e verso l’alba era diventato un uomo molto giovane, un bellissimo giovane dai capelli d’oro e dalle forti membra. E lei continuava a cullarlo.
Stava per spuntare l’alba quando il giovane era diventato un bambino piccolissimo e stupendo con i capelli d’oro intrecciati come grano.
Allo spuntar dell’alba, la vecchia si affrettò a strappare tre capelli dalla bella testolina del bambino e li gettò sulle mattonelle, e cadendo produssero un lungo suono cristallino.
E il bimbetto che teneva tra le braccia scivolò giù dal suo grembo e corse alla porta. Si voltò un attimo a guardare la vecchia, le sorrise di un sorriso luminosissimo, poi si volse e volò in cielo per diventare lo splendido sole del mattino.

giovedì 29 marzo 2012

ABBINAMENTO TAROCCHI VINO

                                                            


                               2 - LA PAPESSA

Guardando la carta si vede una figura misteriosa che tiene tra le mani un grande velo, le cui maglie fini coprono quasi tutta la carta, ma perdono la loro tensione nella zona superiore rivelando una parte della dea. Nonostante tutto non è chiaramente riconoscibile, poichè tra lei e lo sguardo dello spettatore sono state introdotte delle sfere di luce.
La corona sulla sua testa simboleggia le tre fasi della Luna. La parte inferiore è completamente nascosta dalla rete. Sulle sue ginocchia vediamo arco e freccia, i simboli della dea egizia Nut.

Nella figura della Papessa si può trovare  tutto ciò che si sottrae al pensiero, che giace nelle profondità dell'inconscio e che trapela soltanto nei messaggi dei nostri sogni e delle nostre visioni. Mentre il Bagatto rappresenta la capacità di confrontarsi con il mondo esteriore, il velo della Papessa cela il mondo interiore nascosto alle sue spalle.
La Papessa domina le forze inconscie e intuitive, il suo è il mondo della saggezza lunare. Si tratta del livello di dormiveglia nel quale, nei sogni, vengono preparate le esperienze prima che queste possono diventare realtà. Con il suo lato chiaro, la Papessa è espressione di indulgenza e di comprensione. Con suo lato oscuro, invece, attraverso la potenza delle sue forze interiori, può sedurre, paralizzare oppure danneggiare gli altri.


Spiritualmente la carta descrive un periodo nel quale indirizziamo la nostra attenzione verso l'inconscio e le immagini dell'anima, concedendoci a fantasie e sogni creativi.

Nella vita professionale la Papessa significa che il nostro campo di azione corrisponde alla carta (terapeuti o esoterici), oppure può significare che con pazienza affrontiamo i nostri impegni quotidiani sempre disponibili ad assimilare nuovi impulsi e stimoli, senza però far dipendere l'ultima decisione dalle circostanze esterne. Questo può portare a un'esperienza che ci renderà felici, a essere guidati dagli angeli (da una voce interiore) oppure può degenerare in un comportamento capriccioso e imprevedibile.

Nei nostri rapporti personali la Papessa rappresenta comprensione, profonda simpatia, vicinanza e affinità dell'anima e, non ultimo, un vincolo invisibile che ci unisce al partner. Nei periodi nei quali viviamo da soli, la Papessa è la nostra guida interiore per vicinanza, unione dell'anima e scambio di energia.







Il vino che ho scelto in abbinamento è la Vernaccia di Oristano perché, come la Papessa, è avvolta in un velo di mistero. E, come la Papessa, ci accompagna verso il nostro mondo interiore nei momenti di meditazione.  



La Vernaccia è un vitigno bianco  tipico della bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano.
 L’ubicazione della sua ristretta area di diffusione induce ad ipotizzare che sia stato introdotto in Sardegna dai Fenici, fondatori della città portuale di Tharros.


La Vernaccia in Sardegna è comunque il simbolo della storia e della cultura oristanese ed ha anche un retroterra leggendario in quanto la tradizione vuole che abbia origine dalle lacrime di Santa Giusta, patrona di Oristano, e che abbia proprietà terapeutiche contro la malaria, che nei secoli scorsi infestava queste zone paludose.



Dal vitigno Vernaccia è oggi prodotto un vino da meditazione molto famoso e apprezzato, la Vernaccia di Oristano DOC, dal colore giallo ambrato e dal sapore mandorlato, che raggiunge un’alta gradazione alcolica (15°-16°). L’uva, che presenta un grappolo piccolo e serrato e ha acini tondi, è vendemmiata alla fine di settembre, quando raggiunge la giusta concentrazione zuccherina. Attraverso un naturale processo di ossidazione per opera di una particolare flora di lieviti (“flor”) e l’invecchiamento per tre, quattro anni in botti di rovere o castagno parzialmente scolme, si riesce ad ottenere un prodotto unico e caratteristico.

giovedì 15 marzo 2012

DIARIO DI VIAGGIO

                                                                  ZANZIBAR




Ogni tanto può essere piacevole raccontare qualcosa che si scosta completamente dalla linea guida del blog, soprattutto se resta sempre valida la ragione della creazione del blog: condividere con altre persone le proprie emozioni.








Racconterò di un viaggio nella bellissima Zanzibar ma più delle parole saranno le immagini a descrivere un mondo così diverso dal nostro, sia per i paesaggi che per le persone.



Mi sono trovata catapultata in un clima di circa 30 gradi più caldo di quello che avevo lasciato, con tanto sole e un mare incantevole.









Il calore più grande è arrivato però dalle persone del luogo. Oltre alla loro spontaneità, sono rimasta colpita dalla fatalità con la quale affrontano la vita.





   
Il loro motto:
HAKUNA MATATA... NESSUN PROBLEMA...






Il ritorno alla vita di tutti giorni non è stato facile, anzi non so ancora se sono tornata …









mercoledì 29 febbraio 2012

ABBINAMENTO TAROCCHI E VINO : IL BAGATTO

           
           IL BAGATTO (the Magus)



[Magus 2]

La figura al centro di questa carta (la numero 1) mostra un giovane privo di vestiti, quindi libero. A differenza del Matto, ha i piedi leggermente appoggiati a terra e gioca con destrezza con i diversi oggetti che lo circondano.Le caviglie sono attorniate da un paio di ali enormi (simbolo di Mercurio) che bilanciano il giovane nella sua posizione estasiata ed esagerata. La testa del giovane è coronata da una specie di turbante composto di due serpenti che si aprono per formare un simbolo alato (occhio di Horus) nel centro del quale troneggia una colomba (simbolo dello Spirito Santo). In basso si nota una scimmia che sta salendo furiosa, simbolo di arrivismo. Questa carta infatti rappresenta la forza della volontà ma in alcuni casi anche l’arroganza.
     Il giallo e il blu, colori della comunicazione, sono dominanti.

Mentre il Matto è appeso nel vuoto, il Bagatto sta in equilibrio, con abilità, sulla punta del suo inconscio e ottiene ciò che vuole grazie a una volontà chiara che porta con sè grande successo.


 Nell'ambito lavorativo questa carta dimostra che prendiamo delle iniziative, che ci rendiamo conto del nostro potere di influenza e che lo impieghiamo in modo finalizzato. Così vengono passati esami, superate sfide e possiamo influenzare in modo molto efficace il decorso degli avvenimenti. Secondo l'obiettivo di questa energia possiamo avere successo economico, ottenere delle promozioni oppure portare a un buon fine dei progetti professionali.

 Nei rapporti personali questa carta indica una fase di grande fascino e di forte attrazione. Non è la volontà forzata che porta alla metà ma la fede disinvolta e quasi spontanea nella propria forza e capacità, come la può generare soltanto l'armonia tra volontà conscia e inconscia. Davanti a questo sfondo si forma un'enorme forza di suggestione: il Bagatto si accetta così com'è e attira attraverso la sua sincerità e la sua franchezza l'amore del suo prossimo.


Per l’abbinamento
propongo il Syrah.

Come il Bagatto, anche il Syrah può giocare e può farlo con un’ampia gamma di profumi, che vanno dal fruttato alle spezie. Tipico è l’aroma di pepe nero presente in questo vino anche se non ha fatto botte. Anche il Syrah ha una vena di magia che gli ha permesso di spaziare nelle vigne di tutto il mondo, dalla Sicilia all’Australia.


La zona che vanta la più lunga tradizione di produzione è la Valle del Rodano, dove si dice che il Syrah venisse coltivato già ai tempi dell’Impero Romano. Mentre i Syrah della Valle del Rodano tendono a sviluppare aromi che ricordano direttamente il pepe nero e le spezie in generale, in Australia hanno generalmente aromi e sapori di frutta matura oltre che di cioccolato.

Le differenze fra il Syrah Francese e lo Shiraz Australiano (così viene chiamato questo vino in Australia e in Sudafrica) sono determinate sia dalle diversità ambientali e climatiche dei due luoghi - fattori essenziali che contribuiscono alla personalità di un vino – sia dallo stile di vinificazione adottato nei due paesi.


 Anche per il gusto, come per gli aromi, è necessario distinguere i Syrah prodotti nella Valle del Rodano, i Syrah prodotti in Europa e quelli prodotti in Australia e nel Nuovo Mondo. Lo stile francese della Valle del Rodano predilige Syrah eleganti e di classe, robusti, con gusti più rotondi e meno tannici. In Australia si predilige invece uno stile più denso, corposo, concentrato e pieno. Nel resto dell'Europa si possono trovare stili che si potrebbero definire sia intermedi, sia ispirati all'una o all'altra categoria.



Non dobbiamo dimenticare la coltivazione di questo vino, di colore rosso rubino dalle sfumature violacee, nella terra fertile della Sicilia, ricca di minerali,  abbastanza sabbiosa e  che si mescola in certi punti con la pietra calcarea. Il sole siciliano non stressa le uve ma ne aiuta la perfetta maturazione.
 Il vento africano e la costante brezza del Mediterraneo danno luogo a uve perfette e il Syrah siciliano può sostenere il confronto con il resto del mondo senza timore.